Angoli diversi

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Quanto velocità, prospettiva, angolo di visuale e profondità possono rendere diversa la lettura di un contatto?

Azioni simili a questa sono molto frequenti in ogni partita:  2blu recupera il pallone e parte “coast to coast”; la linea di penetrazione verso il canestro è libera, ma 17giallo ha già capito l’intenzione dell’attaccante  e con un piccolo scivolamento difensivo aspetta l’avversario nel cuore del pitturato. L’impatto non è perfettamente sul tronco; la raccolta del piede destro per ottenere migliore equilibrio, non modificano la posizione del cilindro difensivo. 17giallo, anche per non farsi male, ammortizza l’impatto e finisce a terra.

Gli arbitri vedono l’azione da tre angoli differenti e le letture sono discordanti! Quando un arbitro deve fare una valutazione possono fare la differenza particolari  come: l’essere fermo o in movimento,  essere troppo vicino o troppo lontano rispetto all’azione. Entrambe le telecamere ci danno un’ottima prospettiva di quanto avviene: in questo caso decidere dalla poltrona è sicuramente più facile, anche se, la televisione ha solo due dimensioni!

Spigolature: Il guida (ex coda), lesto a partire quando cambia il controllo, arriva sulla linea di fondo e si volta; è aperto al gioco, ma, quasi pietrificato, non fischia (o sceglie il “no call” valutando che il 17giallo accentui leggermente un impatto non perfettamente sul tronco? ).  Il centro, col giusto balance, segue il giocatore con la palla; forse rallenta un attimo dopo la linea centrale, ma questo permette ai giocatori di sfilare, lasciandogli un buon angolo sul punto di contatto. Un attimo di attesa, nel rispetto delle competenze, poi il fischio! La scarica di adrenalina riversata nel gesto (no basket e fallo in attacco) impedisce di sentire e vedere che dall’altra parte è arrivato un fischio! Il coda, lontano, mangia il campo con ampie falcate, vede l’impatto; nell’impeto dell’azione non vede e non sente che dall’altra parte è arrivato un fischio. Il segnale è eloquente, blocco difensivo! 2blu alza il braccio, consapevole della propria responsabilità ed a testa bassa torna nella propria metà campo difensiva.

Conclusioni: Quando si fischia è necessario imparare a gestire l’impeto:  se è vero che per un fallo un in attacco può non essere necessario alzare il braccio, prima di partire con il “pugno verso”, una piccola “esitation” può evitare l’esternazione di discordanze; per lo stesso motivo quando si fischia un fallo difensivo è fondamentale evitare una plateale gestualità che inficia il lavoro di squadra. Non vogliamo fare morale, ma solo stimolare il pensiero di chi vuole capire quali sono i meccanismi mentali su cui lavorare. Paradossalmente da ogni posizione la scelta può essere coerente, ma certo è che le tre decisioni diverse non possono coesistere! E’ apprezzabile il “passo indietro” del coda che giustamente lascia segnale e sanzione al centro, sicuramente vicino, ma una tempestiva presenza del guida avrebbe potuto evitare tutto questo.

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2 pensieri su “Angoli diversi”

    1. Ciao Stefano. Lo scopo dell’articolo non era dare ragione ad un arbitro e torto ad un altro: in campo gli arbitri devono decidere in una frazione di secondo in base a ciò che vedono dal loro angolo di visuale. Il fine dell’articolo era quello di porre l’attenzione su come evitare alcuni gesti che possono innescare incomprensioni o proteste; pensiamo per un attimo a cosa sarebbe successo se solo un arbitro avesse fischiato in questa azione: indipendentemente dal fischio, chi avrebbe potuto dargli torto o ragione al 100%?

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